L’amore nella buatta

21 maggio, 2017, 7:56 pm

Premetto che il termine “Buatta” viene comunemente usato in napoletano per indicare la latta che di solito contiene i pomodori, deriva dal francese “ Boite” che significa contenitore. E tutto infatti nasce intorno ad una “Buatta”.

Già, perché se Michelina , la mamma di Anna, non avesse lavorato come stagionale per venti anni in una fabbrica di conserve come stagionale, le famose “ femmene” che preparano, lavano e inscatolano il “pomo d’ oro”, sì mi piace scriverlo così, non avrebbe potuto raccomandare la figlia per subentrarle nel posto di lavoro. Perché le “chiamate” al posto di lavoro avvengono per conoscenza, amicizia o raccomandazione.

La stagione prende il via a fine giugno e si conclude verso fine settembre, da qui passano pomodori San Marzano, datterini, corbarini, tigrati, gialli, neri,romano tanto per citare alcune varietà.

Anna era impiegata alla linea dell’inscatolamento, quando ormai alla buatta bisogna mettere solo il coperchio, ma quella mattina non poteva sapere che una parte della sua storia e della sua vita sarebbe finita oltre oceano, fin negli antipodi.

Franco in azienda si occupava della manutenzione della linea, era sposato e padre di un bambino da ormai 10 anni. Sua moglie Cinzia era rimasta incinta da quando erano fidanzati e lui era stato obbligato alle nozze ripatrici; e infelici.

Franco amava segretamente Anna.

L’aveva vista la mattina del suo primo giorno di lavoro e da allora non era riuscito più a smettere di pensare a lei, ogni scusa era buona per supervisionare la zona dove lei lavorava.

Quella presenza discreta ed efficiente non passò inosservata ad Anna, Franco era ancora un bel giovanotto, ma in sua presenza diventava un timido agnellino che non riusciva a farfugliare più di un “Salve! come stai, tutto bene?”

Franco sentiva che quella donna non lo turbava fisicamente, ma mentalmente. I due si conobbero meglio nelle pause caffè, nei  fine turno, quando si esce tutti quanti insieme, prese coraggio e così  iniziò un’amicizia che rimase puramente platonica, visto che lei sapeva che era sposato.

Quella mattina di luglio, Franco però non poté più fermarsi, doveva dichiare il suo amore, il suo unico e ossessivo pensiero che ormai tutte le notti gli impediva di dormire: lui amava Anna e la voleva per sempre. Ma la pur forte volontà si scontrava con una grande  timidezza e decise di affidare le sue parole alla carta: scrisse che l’amava e che voleva divorziare dalla moglie e che lei e solo lei era la donna della sua vita, raccontando delle emozioni e dei sentimenti che Anna suscitava in lui, compreso il fatto che gli era impossibile dire a parole quello che provava.

La consegna fu effettuata di buon mattino ad inizio turno. Anna come sempre era alla linea inscatolamento. Quella partita era per un cliente esigente e di riguardo che aveva chiesto il meglio della produzione: pelati San Marzano da tre chilogrammi. Il cliente in questione si chiamava Harushiro Ishikawa, tutti gli anni ordinava un consistente quantitativo di pomodori per i suoi ristoranti in Giappone.

Uno dei fratelli proprietari dell’azienda, Giovanni, era riuscito a conquistare la sua fiducia con i modi e la qualità del prodotto. Mai Harushiro era stato deluso, con i giapponesi sul lavoro non si scherza. Noi lavoriamo per vivere, loro vivono per lavorare e la serietà, la correttezza e la precisione sono fondamentali nei loro rapporti.

Ma Anna e Franco stavano per modificare questo delicato e consolidato equilibrio.

Con la scusa di controllare l’impianto, Franco affronta Anna con il cuore in gola e le consegna la lettera mentre stava lavorando dicendole: ”Leggila appena puoi”.

L’occasione si presentò quasi subito. La linea fu interrotta per il carico dei nuovi contenitori ed Anna ebbe il tempo di leggere. Rimase confusa, sconvolta e turbata allo stesso tempo dalle parole di Franco, stava già fantasticando su di loro, quando il segnale di ripresa della linea la fece ritornare alla realtà.

Si trovò con il foglio in mano e le latte dei contenitori che iniziavano a muoversi. Non voleva e non poteva portare a casa quella lettera, la famiglia avrebbe disapprovato, un uomo sposato, con figli.

Accartocciò  il foglio fino a renderlo una pallina  e lo lanciò nel cestino dell’immondizia, della linea a fianco dove i contenitori vuoti attendevano di essere  riempiti con l’oro rosso, girandosi immediatamente per non perdere il ritmo della linea.

Ma la palla di carta urtò una tubatura dell’impianto ed andò a carambolare proprio dentro una delle  “buatte” che attendeva di essere riempita automaticamente. Cosa che successe pochi secondi dopo e che passò alla linea di Anna , ignara di ciò che era appena accaduto.

Le scatole furono chiuse, imballate, preparate per la spedizione e portate in aeroporto dove decollarono alla volta di Tokio.

Quindici giorni dopo una telefonata alle ore 14.53 ora Italiana , ma le 21.53 ora di Tokyo, raggiunse Giovanni, uno dei titolari della fabbrica, all’altro capo del mondo e dell’apparecchio si trovava Harushiro Ishikawa, che in un traballante italiano, misto inglese e giapponese, non aiutato da nessuna mimica che negli altri incontri aveva aiutato i due  a socializzare e comprendersi, chiedeva spiegazioni di foglio di carta trovato all’interno di un barattolo di pomodori.

Giovanni sbiancò: la sua azienda, la linea modello, i tantissimi controlli, una carta dentro il suo prodotto? disonore su di sé, a repentaglio le future commissioni, le tradizioni di serietà e correttezza della famiglia, un precedente che avrebbe macchiato la loro attività e che mai da loro si era verificato.

Harushiro spiegò che il foglio era scritto in italiano e che per prima di prendere provvidementi voleva  conoscere il  contenuto del testo; avrebbe mandato urgentemente un fax in Italia. Giusto il tempo di spianare, ripulire e fotocopiare il foglio; cosa che fece il giorno dopo .

Giovanni, appena ricevuto il fax, trasalì.

Era pronto a tutto, ma non a trovarsi davanti una lettera d’amore.

La lettera iniziava così:

“Mia carissima Anna, scusami, ma non riesco ad affrontarti ed a dirti quanto ti amo. Ti amo di un amore sincero, puro, profondo, alimentato dal tuo essere così come sei, dal tuo essermi amica senza giudicarmi.

Io ho deciso: lascio mia moglie, voglio sposarti e stare con te il resto della mia  vita. Chiederò a mia moglie il divorzio e l’affidamento di mio figlio, dimmi che anche tu lo vuoi e procederò domattina .

Sei il mio primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera, quando metto la testa sul cuscino. Dimmi che non lo vuoi e non ti infastidirò mai più e accetterò di vivere con la persona che non amo.

Tuo Franco”.

“Questi disgraziati mi vogliono rovinare” urlò Giovanni, “Dove sono?”

“Ragioniere, chiamatemeli subito!”

Immediatamente convocati in direzione si cercò di capire e ricostruire i fatti .

Cosa che dai racconti dei due fu immediatamente spiegata, compresa la dinamica del disgraziato volo della pallina di carta.

Le cose non si mettevano bene per i due, proprio adesso che Anna aveva detto di sì a Franco.

Sì perché anche Anna provava gli stessi sentimenti e a fine turno lo  aveva confessato anche lei e, per la prima volta, si erano scambiati un bacio fugace di nascosto.

Giovanni doveva rispondere ad Harushiro Ishikawa, cosa gli avrebbe dovuto dire?

“La verità, diremo la verità” esclamò Giovanni ed inviò la traduzione in giapponese del testo, insieme alle sentite scuse ed alle dinamiche dell’incidente tradotte dal suo interprete commerciale. Un uomo che di solito scriveva bolle, fatture e lettere commerciali, ma non sicuramente lettere d’amore.

La risposta non tardò ad arrivare: Harushiro chiamò il giorno successivo e disse che era profondamente colpito dalla vicenda, un accadimento grave  che avrebbe minato i rapporti commerciali in qualsiasi altro caso, ma che avrebbe accettato le sue scuse e continuato a fornirsi da loro dal momento che la causa di tutto era stato il “Kokuhaku”  e che per il popolo giapponese l’amore è al di sopra di tutto.

Giovanni tirò un sospiro di sollievo, convocò di nuovo i due e disse: ”Dovete campare cento anni, non vi licenzio, ma non vi ho salvato io: vi ha salvato  il signor Ishikawa , o’ “ Kokuku”  , e mo’ jatevenne davanti alla vista mia”.

I due si guardarono non capendo nulla tranne il fatto che non fossero stati licenziati, non capirono cosa fosse il  “Kokuku”, ma dal quel giorno non si sono mai piu’ separati.

 

 

 

La parola “Kokuhaku” significa letteralmente “confessione” ed è usato soprattutto per riferirsi a una confessione d’amore. Un”kokuhaku” ideale si svolge in un ambiente romantico, quando possibile  e serve per “dichiarare i propri sentimenti alla persona che ci piace” e per dare un senso di ufficialità al rapporto. Da quel momento in poi, se la dichiarazione va a buon fine, inizia una sorta di esclusività, che porterà al matrimonio.

Buatta s.vo f.le= letteralmente la parola a margine vale barattolo, contenitore cilindrico in banda stagnata usato per commercializzare generi alimentari dalla frutta sciroppata al pomidoro, alle melanzane, ai peperoni, al caffè; il traslato semantico è di facile comprensione; l’etimo è dal francese “boite”.



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